Intervista a Lady Birra: la ricetta del successo.

Interviste
24/10/2017

Basta, mollo tutto e mi metto a fare la birra!” Quasi fosse come andare a vivere alle Hawaii.

Monica, classe 1978, in arte Lady Birra, ci ha raccontato la sua storia, spiegandoci che non è proprio così che vanno le cose quando decidi di diventare una “maga” della bevanda a base di malto più bevuta al mondo. Anche se può allettare i più, “mettersi a fare la birra” non è un gioco da ragazzi: ci vuole studio, passione e tanta tanta energia da investire.
E' ancora agli albori il settore della birra artigianale italiana, un mercato che si sta appena sviluppando ma, grazie alla tradizione che ci vuole buone forchette e buoni bevitori, ha già invaso con determinazione le nostre tavole e i banconi dei nostri pub preferiti.
Il fenomeno del Beerfirm, ci spiega Monica, è un business connesso alla grande famiglia delle birre artigianali ancora abbastanza sconosciuto ai non addetti ai lavori, la cui forza risiede proprio nella possibilità di avviare un'impresa senza caricarsi degli elevati costi legati ai macchinari e la produzione.

Le nostre due inviate speciali Ilaria e Mara sono andate a saperne di più proprio nell'orario giusto per un aperitivo. Ci raccontano quanto siano state colpite dalla professionalità: ufficio serio, pieno di faldoni e scartoffie, scrivania già imbandita dei suoi prodotti pronti per essere fotografati – e gustati.Un ambiente formale, che non ti aspetti di certo se devi parlare per un’ora di birra. Eppure, nulla di questo ha tolto piacevolezza e simpatia alla chiacchierata, grazie alla quale abbiamo ottenuto tante informazioni interessanti e consigli preziosi che saranno utilissimi a chi sogna di lavorare nel settore!

Raccontaci come nasce l'idea del Birrificio Rhodense...

Preparare birra “casalinga” era una passione che praticavo con mio marito e un gruppo di amici. Viaggiavamo, assaggiavamo e poi sperimentavamo insieme ricette tutte nostre!
Io in realtà sono una sociologa e lavoravo nell'ambito dell'analisi dei dati sui consumatori, quindi, apparentemente, niente a che vedere! All'inizio l'idea era di aprire un birrificio a Rho, ma poi, facendo i conti con la realtà, ti rendi conto quanto sia difficile e costoso trovare spazi, fare investimenti che garantiscano un prodotto di qualità, coordinarsi con i possibili soci e tutto il resto. Così ho pensato che fosse più indicato partire con un Beerfirm che, di fatto, è un'impresa commerciale.

Come si produce una birra attraverso questo sistema?

Dipende, non tutti fanno Beerfirm nello stesso modo e non tutti dicono di esserlo.
Alcuni producono altro e vogliono allargare il mercato, così chiedono ad un birrificio di produrre per loro una birra artigianale, altri, come me, seguono tutto il processo dalla scelta delle materie prime alla vendita.
In pratica, mi occupo personalmente della scelta degli ingredienti, della creazione della ricetta e dello sviluppo del prodotto, poi produco la cotta utilizzando un impianto artigianale di terzi a Pavia, il Birrificio Opera. Non ho mai cambiato stabilimento di produzione, dalla prima bottiglia ad oggi mi sono sempre appoggiata a loro. Una volta imbottigliata, la birra torna nel mio magazzino pronta per essere etichettata e venduta. Ho scelto personalmente le etichette, il tipo di carta e l’ispirazione art-nouveau.
Ho mantenuto un piccolo impianto pilota da 30 l dove posso provare ricette nuove e sperimentare nuovi ingredienti.
Per ora commercializzo 4 prodotti in 3 formati diversi e di lavoro ne ho già parecchio, ma non mi stanco mai di provare cose nuove.
Anche la pianificazione delle cotte fa parte del mio lavoro. Con questo tipo di birra, poi, bisogna stare attenti a non produrne troppa senza sicurezza che venga venduta perché è un prodotto che sebbene non abbia una “data di scadenza”, ha un Termine Minimo di Conservazione, cioè una data che il produttore sceglie per indicare entro quando la birra mantiene il suo gusto ottimale.
Alcuni scelgono un TMC di 6 mesi, altri di 24, io personalmente per le tipologie di birre che produco indico 12 mesi.

Una domanda romantica: come nasce il tuo prodotto?

In molti modi in realtà. Puoi cercare di essere completamente razionale e fare un prodotto solo “che venda” oppure puoi affidarti totalmente al tuo gusto e inventare le ricette più strampalate. Addirittura c'è chi serve birra con schiuma ghiacciata e biscottini, quindi...non c'è limite all'immaginazione.
La realtà è che ci vuole un compromesso. Io preferisco quelle belle birre da pub corpose che si bevono bene. Quindi, di conseguenza, le birre che portano il mio nome sono accessibili a tutti i palati, beverine ma anche belle saporite come piace a me!

Come hai scoperto che potevi diventare una mastra birraia?

Mah, non lo so! (ride) In realtà non mi reputo un “mastro”, per me è un parola che può utilizzare chi produce birre da vent'anni. Io ho fatto e continuo a fare tante cose: dalle sperimentazioni con l’homebrewing ai corsi di degustazione, fino dallo studio dei luppoli, ma non mi piace “menarmela”.
Mi piace pensare che fare la birra sia un'esperienza di condivisione: d'altra parte ho iniziato con mio marito e gli amici! E anche ora faccio tante altre cose che stimolano la mia creatività, cose che vanno ben oltre la scelta della ricetta: quando stai vendendo una birra racconti la tua magia, spieghi la preparazione che c'è dietro e trasmetti la passione che ci metti, le emozioni di una bevuta, di un sapore. E' un processo che coinvolge tutti.

Ma poi, mastra birraia esiste come termine? Si usa? Se no, facciamo che ce lo inventiamo?

(Ride) No, non esiste! Se guardi al passato e alla storia di questa bevanda però, erano le le donne che cucinavano la birra. Si parla di birra fin dai tempi degli egizi. Lessi addirittura che all'epoca dell'inquisizione, le produttrici di birra furono tacciate di stregoneria a causa dell'effetto che faceva sulle persone. In realtà la causa reale era probabilmente che gli uomini volevano appropriarsi di questo mercato...Tuttora in alcune regioni del SudAmerica le donne fanno una birra grezza masticando loro stesse i semi d'orzo. In Germania moltissime donne lavorano nel settore perché hanno ereditato le cantine dei loro avi, grazie alla tradizione antica legata a questa bevanda.
Qui invece è tutto da fare dall'inizio e, come in molti altri settori l'industria, è in mano agli uomini: in Italia su circa 1200 attività, le donne titolari saranno una decina.

Cosa serve per aprire un'attività come la tua? E' un lavoro che si può svolgere da soli?

Guardate, in realtà aprire un'attività, ora come ora, è la cosa più facile del mondo: vai in camera di commercio, presenti i tuoi documenti e, se non hai problemi con la giustizia, puoi aprire quello che vuoi! Per quanto riguarda il marchio “Birrificio Rhodense” ho aperto una ditta individuale per attività commerciale.
L'unica cosa che ho dovuto fare è stata frequentare per 4 mesi un corso serale per la somministrazione e la conservazione degli alimenti. Non avevo esperienza nel settore ne' titoli scolastici in merito, quindi questo è stato il mio unico “obbligo”. Fra l'altro è stato davvero utile e sono felice di averlo fatto!
Qualcuno potrebbe pensare dunque sia un gioco da ragazzi, ma vi assicuro che aprire un'attività comporta molte responsabilità, molti rischi e molti doveri. Non c'è impresa senza investimenti.
Se riesci a mettere tanto del tuo lavoro puoi risparmiare sul capitale investito, altrimenti devi spendere soldi per tutte quelle cose a cui non arrivi, cose che non sai fare o che non hai tempo di fare. Mi spiego: se uno è una frana coi social networks farebbe meglio a chiedere aiuto ad un professionista! Farsi pubblicità tramite i social media, al contrario di quanto si pensa, richiede abilità e conoscenze, ma anche e soprattutto tempo! Tantissimo tempo!
Una cosa che sicuramente non si può fare in autonomia è la parte contabile, ogni impresa ha bisogno di un commercialista per quanto l’imprenditore sappia fare i conti. Insomma, va bene cercare di essere autonomi, ma occhio a non perdere tempo facendo mille cose, altrimenti non ne rimane più per la vendita e la cura del prodotto!
E' stato proprio questo il motivo che mi ha convinta a non aprire subito un birrificio: avrei dovuto sostenere investimenti non sicuri. Ho deciso di fare da sola perché volevo essere prudente: se sbaglio sbaglio in piccolo. E sbaglio con la mia testa. Magari ho fatto una scelta errata, magari no.

Cosa facevi prima di essere Lady Birra? Ti è servito per la tua attività?

Oddio, ho fatto tante cose, davvero! A scuola ero una secchiona! Ho studiato ragioneria all'istituto tecnico e ho iniziato a lavorare a 17 anni: facevo la baby sitter e la rappresentante nei supermercati. All'università ho scelto sociologia. Ho fatto una scelta atipica perché ero interessata a tutta quella parte che riguarda le ricerche di mercato, ma ho volutamente evitato le facoltà di economia e marketing per avere un approccio che fosse “mio”.
Quando mi sono laureata ho fatto diversi lavori, le ho proprio provate tutte! Dal call center ad una multinazionale dove ho fatto analisi di dati distributivi per le industrie, fino a terminare poi in una società di consulenza dove sono riuscita a fare effettivamente il mio lavoro occupandomi di ricerca e analisi sul consumatore per conto di grandi aziende. E' questo il lavoro che ho lasciato poco dopo aver aperto la mia attività: inizialmente ho cercato di fare entrambe le cose ma era decisamente infattibile. Sono felice e soddisfatta del percorso che ho fatto: ogni esperienza mi è servita, nessuna esclusa!
Ancora oggi, quando preparo un banchetto coi miei prodotti, ripenso a quando ero solo una ragazzina e facevo lo stesso nei supermercati!
La mia filosofia è impara l'arte e mettila da parte.
Non bisogna farsi scappare nulla, ogni lavoro ti insegna qualcosa: dalla competenza specifica di un mestiere fino all'imparare a contrattare per un aumento. Più fai esperienze, meno il mondo del lavoro può coglierti impreparato.
A volte anche fare un lavoro che ci piace di meno, ci permette poi di avere l'aggancio giusto per farne uno che preferiamo.
Certo, è giusto che una persona faccia esperienze legate al proprio curriculum e che abbia una meta! Ma non va sottovalutato tutto quello che incontra durante il percorso!
Sicuramente, in tutto questo è fondamentale possedere un'istruzione. Pensate che c'è gente che ha il coraggio di dirmi : “Vedi te Monica, hai studiato tanto e poi non ti è servito a niente!” Nulla di più falso! Nessuno nasce che sa già fare qualcosa: deve sviluppare le sue capacità, deve istruirsi, avere gli strumenti per capire, per pensare, elaborare strategie, per reagire di fronte alle difficoltà e poi, solo poi, imparare anche sul campo.

Cosa consiglieresti a chi è interessato al settore del Beerfirm?

Il settore della birra da tante opportunità oggi. E' in crescita ed è aperto al cambiamento. Ma proprio perché c'è stato un boom negli ultimi anni, è molto dura dal punto di vista della vendita. Devi sempre spingere e spingere: non solo creare un marchio, ma crescerlo, condurlo alla maturazione.
Come ho detto prima bisogna considerare tanti fattori, fare valutazioni ed avere gli strumenti.
E comunque, non si lavora con la birra solo come produttori: c'è tanta fame di collaboratori esperti ed appassionati! Iniziano a nascere lavori molto particolari legati alla birra, basta avere un approccio disincantato e pratico: frequentare corsi, aggiornarsi, scoprire il settore e non soltanto stare li a sognare di aprire un birrificio! Dopotutto perché fare quello che fanno tutti gli altri? Perché non fare invece quello che NON fanno gli altri?

Per saperne di più sul Birrificio Rhodense:
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Per saperne di più su birra e beerfirm:

Blog di notizie e aggiornamenti sul settore Birra Artigianale http://www.cronachedibirra.it/
Per una mappa aggiornata su tutti gli operatori del settore http://www.microbirrifici.org/
Rivista di settore https://www.fermentobirra.com/
Per i corsi di degustazione di Unionbirrai (associazione che riunisce i produttori) http://unionbirrai.it/corsi-degustazione/

#MOOVES CHE E' DA BERE BELLA FRESCA!

Ringraziamo Monica per l'intervista e per le bottiglie gentilmente offerte, le quali sono state aperte e terminate poco dopo la loro consegna durante la riunione che ha seguito la sua intervista.

Le redattrici hanno apprezzato.

Alessia Carella
Redattrice e Pubbliche relazioni

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