"FRA COWORKING E STREET ART" Intervista a Rouge, autore de I Vermi

Interviste
14/03/2017

È un venerdì pomeriggio e mi dirigo a Palazzo Granaio, Settimo Milanese.
Sono abbastanza nervosa: è la mia prima intervista.
Non sono una giornalista e non ho la pretesa di esserlo. Non sono sicura di essermi segnata le domande nel modo giusto, ho paura di essere impacciata.

"Facciamo due chiacchiere informali, se per te va bene..." e sorrido a Simone, in arte Rouge, vignettista satirico e street artist di 39 anni che ha passato gli ultimi tempi fra magentino e rhodense. Mi rincuora, perché mi sorride e mi mette a mio agio immediatamente, mi parla di lui e della sua passione coi piedi per terra. Mi colpiscono la sua coerenza e la sua praticità.
Capisco subito che è proprio l'intervista che volevo scrivere per Mooves, una chiacchierata interessante che potrebbe essere da stimolo per tanti.
Gli esempi valgono più di mille spiegazioni teoriche, dopotutto.

"Non sono un sognatore" il suo incipit mi spiazza piacevolmente "Preferisco fare le cose".

Rouge scopre la sua passione alle elementari esattamente come tanti altri, ma con una differenza sostanziale: non inizia a disegnare in solitudine nella propria cameretta ma insieme ad un amico, spartendosi una scatola dove ripongono poco per volta le loro prime opere.
Da quel momento inizia a vivere l'arte come forma di condivisione senza più smettere. Cresce e si avvicina al writing, i graffiti e le crew. Predilige i puppets -letteralmente pupazzetti- e lascia il lettering -parole scritte con uno stile elaborato- agli altri. Ad ispirarlo non sono solo i fumetti che legge, gli artisti famosi che scopre durante le mostre, i classici da manuale, lo ispirano soprattutto i suoi amici, i suoi soci, le persone che lo circondano e che incontra strada facendo, non necessariamente legati al mondo dell'arte. Alle superiori frequenta un istituto tecnico e prosegue i suoi studi fino all'università, quando sceglie un indirizzo scientifico-ambientale. Il suo percorso di studi e le sue esperienze professionali non hanno molto in comune con la sua passione.
"Non era una cosa programmata" mi dice ridendo "Probabilmente da piccolo volevo fare lo scienziato, ma chi si ricorda? La vita non è totalmente pianificabile".

"Rouge è un artista, ma Simone cosa fa nella vita?"

"Non saprei elencarti quali e quanti lavori ho fatto, ma di sicuro non ho mai abbandonato il disegno mentre mi occupavo di altro. Ho iniziato a 21 anni e mi sono beccato in pieno l'era della precarietà, quindi ne ho cambiati tanti. Perlopiù ho lavorato in campo ambientale per le pubbliche amministrazioni, prima di decidere, solo lo scorso anno, di provare a fare questa cosa a tempo pieno. Ho ponderato e fatto i miei calcoli, poi ho pensato che insicurezza per insicurezza, tanto valeva provare a fare quello che mi piace, che mi viene bene e che avrei fatto comunque nel mio tempo libero."

"Quindi ora di cosa ti occupi? Cosa fai e cos'è cambiato?"

"Ora questo è un lavoro vero e proprio! Mi sto impegnando per rendere più solida quest'attività dandomi un altro anno di tempo per capire se sto seguendo la strada giusta. Utilizzo lo spazio di coworking a Palazzo Granaio insieme ad un artista che stimo molto e che ho conosciuto facendo fumetti, Paolo Castaldi. Disegno principalmente su "carta" perché mi permette di realizzare almeno una tavola al giorno, ma non mi occupo solo di questo. Rimango legatissimo alla street art, anche se per quella purtroppo servono tempi più lunghi, progettualità, organizzazione. Mi occupo anche regolarmente di progetti con scuole, disabili fisici, psichiatrici, sono stato a fare laboratori al carcere di Bollate, con ragazzini rom, ho partecipato a uno scambio europeo a Monza...insomma, ho accolto con piacere la richiesta da parte della didattica, dato che mi piaceva e piaceva anche agli altri. In primavera partiranno laboratori anche qui a Palazzo Granaio..."

"Il tuo rapporto con la strada è molto cambiato allora?"

"Per quanto mi riguarda no. Ci tengo molto a portare i miei lavori in strada e ho dei progetti in programma. Preferisco lavorare all'aperto perché è più divertente, la gente commenta, interagisce, e il risultato è che il prodotto finale diventa davvero pubblico, di tutti!
Vorrei stare più fuori che dentro allo studio, ma con tutte le cose che ho da fare non sempre riesco. Di sicuro non l'abbandono."

"Arriva la domanda pallosa che ti faranno tutti: perché i vermi?"

"Ormai è una scusa, un tratto distintivo. Sono semplici da disegnare e gli ho dato un senso di società strisciante."

"Tu fai satira e critichi questa società, ma al tempo stesso sei costretto a "venderti" all'interno di questo sistema. Come ti vivi questa contraddizione?"

"Penso che quando realizzi un prodotto artistico, il cliente, chiunque sia, deve comprartelo così come lo fai.
Non deve commissionartelo. Essere stimolato fa piacere, ma chi finanzia non deve mettere paletti sul contenuto, perché questo è quello che faccio io. Se non ti piace è più ragionevole rivolgerti ad altri artisti.
Proprio per questo credo che il crowdfunding sia un ottimo strumento di "
mecenatismo dal basso". In passato l'ho utilizzato per specifici progetti in solidarietà a movimenti, ma ora ho attivato anche un crowdfunding per sostenere me, l'artista, così, le persone che apprezzano quello che faccio possono offrirmi un caffè, dandomi una piccola base per continuare a produrre contenuti liberi e genuini. Chi mi conosce sa che nonostante abbia scelto consapevolmente di lasciare la maggior parte delle mie produzioni libere e fruibili a tutti sul web, c'è un grosso lavoro dietro e che un sostegno è importante."

"Quale consiglio vorresti dare ai lettori di Mooves?"

"Non dico mai agli altri cosa devono fare. Ma qualsiasi cosa si voglia fare, dico di farla a piccoli passi, senza salti nel vuoto, cercando di capire se si è sulla strada giusta.
Dopotutto bisogna campare e il ritorno economico è importante: non bisogna vergognarsi di fare lavori umili coltivando l'arte a parte, perché questo spesso permette di coltivare la propria passione in modo pulito e dignitoso.

Poi, magari, arriva il momento in cui puoi scegliere, non capita sempre..ma ci si prova!
Per come io vivo l'argomento lavoro, sono sempre coi piedi per terra e le cose concrete. Ad esempio credo che sia giusto, se svolgiamo un'attività a titolo gratuito, chiarire che siamo tutti alla pari nell'organizzazione, nelle scelte, nei tempi. Nessuno deve approfittarsene o avere un guadagno superiore, altrimenti non funziona. Bisogna valorizzare il proprio lavoro, il nostro tempo è importante..."

"Mi sembrano ottimi consigli e ti ringraziamo!
Vorresti dire qualcosa su Mooves invece, o più in generale sul lavoro?"

"Ho visto il sito velocemente, ed è interessante! Credo che la rete sia uno strumento utilissimo e che sia un buon punto di partenza per iniziare a comunicare sul tema. Questo ovviamente non basta, abbiamo bisogno di socialità vera, di momenti di incontro e progettualità reale, soprattutto sul tema del lavoro. Che si parli di lavoratori dipendenti o di liberi professionisti come me, si pensa spesso che ognuno debba lavorare per sè, in competizione con gli altri. Io credo invece che il precariato ci renda incredibilmente deboli e che molte questioni si debbano affrontare insieme per essere tutti più forti. Altrimenti rischiamo di essere tutti connessi e tutti da soli."

Riky fa qualche foto, ci salutiamo.
La tensione è scesa: dopotutto, mi sono preoccupata per niente.
Forse, oltre ad avermi insegnato che fare le cose è molto meglio che "sognarle", la bella chiacchierata con Simone mi ha fatto capire che questa società strisciante una buona lezione ce la può ancora dare: tenere i piedi ben fissati su questa terra, una terra nonostante tutto ancora fertile e che possiamo coltivare con passione.
I frutti che coglieremo non avranno prezzo.

Grazie Simone!

Per saperne di più:
Web Site http://www.vermidirouge.com/
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Alessia Carella
Redattrice e Pubbliche relazioni

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