"Da Lainate all'Europa, ritmo in levare" Intervista con gli Skassapunka

Interviste
16/05/2017

Qualche sera fa, fra pioggia intermittente e un vago sentore di ottobre inoltrato, io e Serena abbiamo avuto il piacere di farci una chiacchierata con Fu, Fede e Jacopo, rispettivamente cantante, chitarrista e bassista degli Skassapunka, band ska-punk originaria di Lainate e lanciata ormai nel meraviglioso mondo delle tournée europee.
Li abbiamo incontrati per farci raccontare la loro storia e farci spiegare un po’ cosa succede quando un gruppo di ragazzi fra i 20 e i 30 anni decide di lavorare nel difficile mondo della musica, dandosi una professionalità e scegliendo di accantonare l’idea di un “lavoro normale”.

Ci vediamo al Mast, ci accomodiamo intorno ad uno dei grandi tavoli grigi e un po’ tristi.
Non ci mettiamo tanto a scaldare l’atmosfera: si ride e si scherza, si hanno amici in comune, si frequentano posti simili (quei pochi rimasti), si ha più o meno la stessa età.

Fu è il più loquace, inoltre è quello che si è vissuto tutta la storia fin dall’inizio, quando, nel 2008, gli Skassapunka erano amici con la passione per la musica ska. E’ lui a raccontare.
Il primo concerto, come da manuale, si tiene proprio nel cortile della scuola. Iniziano suonando cover degli Ska-p e dei Punkreas, poi piano piano incominciano a scrivere testi e musiche tutte loro. La palestra di sperimentazione è il Job Cafè di Lainate, luogo dove i ragazzi avevano a disposizione un palco e la possibilità di organizzare serate nel weekend.

“A Lainate e dintorni tutti andavano al Job Cafè il venerdì sera” mi racconta Fu “E’ un peccato non ci sia più questa possibilità, perché se non ci fosse stato quello spazio tanti ragazzi non avrebbero avuto modo di cimentarsi nelle loro passioni”.

 

Cos’è successo poi? Come sono cresciuti gli Skassapunka liceali?

La svolta c’è stata l’anno scorso. Non abbiamo deciso di fare successo, ci siamo semplicemente accorti che non era più solo un hobby che si potesse affiancare all’università o al lavoro, ma che stava diventando un vero e proprio lavoro. Quando le date iniziano ad essere tante, quando devi andare all’estero per tutto il fine settimana (ma la sveglia del lunedì rimane), quando compri un furgone, finanzi un album con un’etichetta, non è più solo un passatempo. E’ impegnativo.
Due di noi, cioè io e Berta (batterista) abbiamo deciso di portare avanti il progetto investendo il 100% mentre gli altri hanno scelto di proseguire diversamente. Ora c’è chi ha aperto uno studio di registrazione, chi fa il grafico. Ognuno ha fatto le proprie scelte in modo sereno, comunicandole al resto del gruppo.

Come avete reclutato quindi i nuovi membri della band?

Beh, eravamo rimasti solo un batterista e un cantante... cosa potevamo fare?
Eravamo un po’ spaesati ma non ci siamo persi d’animo! Abbiamo cercato su Villaggio Musicale e abbiamo trovato immediatamente un bassista che dava disponibilità a suonare in un gruppo che fosse già avviato in zona Parabiago. Perfetto, abbiamo detto! (Jacopo se la ride) Fede invece l'abbiamo allacciato perché saltavamo scuola insieme da piccoli! (qui se la ride Fede) Abbiamo fatto anche dei veri e propri provini ai quali si sono presentate molte persone interessate e interessanti: con loro abbiamo suonato insieme, abbiamo chiacchierato per scoprire se potevamo andare d’accordo. E' stato molto divertente devo dire!

Studiate o fate altri “lavoretti” oltre ad esercitare la professione di musicisti?

Certo, alcuni di noi studiano musica, il trombonista si è laureato in trombone ad esempio. Io ho lasciato storia perché non era quello che volevo, Jacopo e Fede si sono laureati da poco all’università. Perlopiù diamo ripetizioni: chi di musica, chi di storia, italiano, arte. Uno ha un piccolo lavoretto di consegne in bicicletta. Abbiamo fatto una scelta insieme, ed è stata quella di dare priorità al gruppo. Non riusciamo a guadagnarci molto, è vero, ma è solo per il momento. Lo sappiamo e abbiamo pazienza. E' come se avessimo fondato una startup un anno fa! Non dobbiamo avere fretta.

Se doveste fare un bilancio in corso d’opera, come direste che sta andando?
Siamo estremamente soddisfatti! Abbiamo fatto un investimento di nostra tasca per la produzione dell'album ed avevamo davvero paura, dal momento che non potevamo sapere se avremmo fatto successo coi live. Gli artisti non sopravviverebbero con la sola vendita del disco. Ovviamente, con internet la musica è in condivisione, non fai in tempo a registrare che qualcuno dall’altra parte del mondo ti ha già messo online!
Tutto gira intorno ai live e noi siamo contentissimi perché stiamo suonando molto, soprattutto all’estero, dove ci stanno dando infinite possibilità. Fino a luglio saremo in giro col nostro mitico furgone.

Spiegaci un po’ meglio. In che senso gli artisti si devono produrre l’album? E perché contano i concerti?
L’industria musicale funziona così ormai, sono le band a doversi pagare la produzione. Le etichette non si sobbarcano il rischio, perché la vendita del disco non fa più profitti come un tempo. Il lavoro vero sta tutto nel live: se il disco piace poi ti chiamano a suonare. Quindi può capitare che le etichette ti facciano registrare un album e poi ti dicano che se lo vuoi vendere, devi comprarlo da loro, il che significa esattamente autofinanziarsi la produzione. Per fortuna noi lavoriamo con un’etichetta indipendente che ci ha sempre aiutati e sostenuti. E’ stata fondata da amici musicali, affini a noi per valori e stile, i Los Fastidios. Altrimenti per la maggior parte non sei un socio, sei un cliente.

Dunque secondo voi l'uscita dell’ultimo disco “Rudes Against” ha contribuito al vostro successo?

Si, ma di sicuro non è solo questo. C'è da fare un discorso artistico e un discorso di produzione. A livello artistico c'è sempre stato un flusso di idee: abbiamo tanto da dire e questo è fondamentale, è quello che piace a chi ti ascolta. La fortuna di conoscere l’etichetta poi, ci ha permesso di fare tanti live, di farci conoscere sia all’estero che in Italia dove è ancora più bello suonare, dal momento che è casa tua e che tutti capiscono i testi. Anche se dobbiamo dire che è bello vedere che i tedeschi cerchino le traduzioni, imparino i testi, vogliano capire il senso di quello che mettiamo in musica. E’ un’attenzione profonda.

A proposito, come si inventa una canzone nuova? Da dove si parte?

Dipende, a volte scrivi prima le parole e poi cerchi di buttar giù una sonorità che possa avvicinarsi al senso del testo, a volte accade viceversa. All’inizio chi di noi aveva un testo o una musica che voleva condividere la portava in studio e se ne parlava insieme, era una cosa che facevano tutti. Per questo album invece siamo partiti da testi scritti da me e poi abbiamo pensato alle musiche. Abbiamo iniziato a lavorarci lo scorso ottobre, quando ancora la band non aveva questa formazione. Poi quando sono arrivati gli altri abbiamo riarrangiato tutto da capo, insieme. Abbiamo pre-registrato, poi ascoltato, riarrangiato e riascoltato. E’ un lavoro lungo e minuzioso.

Di cosa ha bisogno una band per organizzarsi? Fa tutto la casa discografica?

Assolutamente no, la casa discografica si occupa della produzione dell’album, della sua promozione e successivamente della sua distribuzione e vendita. Una band che suona a livello professionale ha bisogno essenzialmente di un’etichetta per la produzione e una booking per avere i contatti necessari per i live. Esiste poi il tour-manager che si occupa di tutto ciò che può servire alla band durante il tour, ma noi in questo siamo completamente autogestiti! Ci siamo divisi i compiti e ruotiamo i ruoli quando possiamo, in modo tale che tutti imparino a fare un po’ di tutto. C’è chi è responsabile delle trasferte e dei concerti (praticamente fa il tour manager), c’è chi si occupa della cassa e del furgone, chi della promozione, chi delle pubbliche relazioni e dei social. Il furgone è decisamente la parte più impegnativa e discorda con la cassa!

La parte migliore/peggiore di suonare all’estero?

Come dicevo, danno molta attenzione alla qualità degli artisti e ti vengono date possibilità reali. Vieni pagato perchè sei riconosciuto come professionista, il che non è poco data la tendenza di queste parti a considerare quasi un favore il lasciarti suonare. E’ assurdo perché fare il musicista ha un costo e pochi possono permettersi davvero di suonare ogni volta gratis.
Oltre questo comunque devo dire che il bere gratis fa la sua parte: in Svizzera siamo stati quasi obbligati a berci mezzo locale! A volte comunicare può essere difficile perchè non tutti se la cavano con l’inglese, ma senza grosse pretese riusciamo comunque a parlare. L’inglese “maccheronico” non ci manca, basta buttarsi!

Grazie davvero ragazzi. Vorrei solo chiedervi per ultima cosa se avete qualche consiglio riguardo la vostra professione per i lettori di Mooves...

Suonate! Cercate spazi per suonare e sperimentare, spazi com’era un tempo il Job Cafè o Palazzo Granaio, spazi pubblici alla portata di tutti e rendeteli vivi! Sono le vostre occasioni come giovani artisti.
Adesso, per suonare in zona o aspetti l'estate e suoni alla feste, o non hai troppe alternative. Ho notato che all'estero sostengono la musica anche le Amministrazioni, fornendo spazi comunali che chiamano Sale Concerti. A volte non hanno nemmeno un vero e proprio bar, ma non importa: ci piazzano due spillatrici di birra e ciò che conta alla fine è solo la musica. Se devo pensare al posto dove abbiamo suonato meglio e avuto più gente, infatti, è stato il Kantiere a Verbania, che in pratica è uno spazio giovani comunale! I giovani artisti si meritano spazi pubblici dove poter coltivare le loro passioni e se non ne hanno a disposizione, dovrebbero iniziare a richiederli.
Partecipare ti permette di crescere.

Che dire, la pioggerella si fa fine ma non smette. A me e Serena è già venuta voglia di andare ad un loro concerto però: il ritmo ska mette il sole davanti ad ogni nuvola.

Dopo aver scoperto che la fuga dei cervelli è soltanto un fenomeno secondario rispetto alla fuga dei fegati di tanti musicisti in cerca di lidi felici nel resto d’Europa, salutiamo i grandissimi Skassapunka e…ci vediamo nel pogo!

GRAZIE SKASSAPUNKA!

 

More Info

Official Web Site http://www.skassapunka.it
Youtube Channel https://www.youtube.com/user/SKASSAPUNKA
Facebook https://www.facebook.com/skassapunka/

Alessia Carella
Redattrice e Pubbliche relazioni

COMMENTI