TIPI DA PROBLEM SOLVING: logici, creativi o entrambi?

Orientati
13 settembre 2017

Cari amici, arriva un momento nella vita di un essere umano, in cui è necessario scrivere il proprio curriculum e spiccare il volo!

Aprite Word. Panico da foglio bianco. Compilate i vostri dati anagrafici, la formazione, le esperienze lavorative…poi arrivano loro: “DEVO SCRIVERE QUALCOSA SULLE COMPETENZE” vi ripetete. E allora eccola, la frase magica…“Buona capacità di problem solving”. CLASSICONE.

Tutti lo nominano. Tutti lo scrivono. Ma pochi sanno che cosa vuol dire.

Vi chiederete, “beh ma che ci vuole, basta tradurre dall’inglese…vuol dire risolvere i problemi!”. E vi sembra poco?!  Come si risolve un problema?

Meglio che vi prepariate una vostra personale risposta a riguardo perché, se il vostro CV verrà selezionato, sarà molto probabile che vi richiedano, in sede di colloquio, di specificare qual è la vostra strategia e soprattutto un esempio di come e quando avete applicato la vostra capacità di risoluzione dei problemi. E qua ragazzi, sono volatili senza zucchero (parafrasi di un noto francesismo).

Innanzitutto è necessario identificare il problema, riconoscerlo come tale. E già questo non è così semplice. A volte si bypassano delle situazioni potenzialmente pericolose e si procrastina la risoluzione sperando che la tempesta passi da sola. Invece spesso succede che la piccola crepa si trasformi in voragine perché non sistemata per tempo. Quindi prima regola di un buon problem solver: capire che c’è un problema da risolvere!

Il termine PROBLEM SOLVING, infatti, nato nell’ambito matematico, si riferiva inizialmente alla risoluzione di un problema attraverso un processo rigoroso e razionale che comprendeva tutte le abilità e i processi cognitivi implicati nella ricerca di una soluzione.

Oggi fortunatamente il concetto si è esteso integrando le risorse logiche a quelle creative, considerandolo quindi anche un processo psicologico ed emozionale attraverso il quale ci adoperiamo per risolvere un problema o a trasformare in “positivo” qualcosa che all’inizio si presenta come svantaggioso e sfavorevole.

Dato che il “Mondo è bello perché è vario” e siamo tutti persone uniche e complesse, non ci bastava un solo modo uguale per tutti per risolvere un problema…ma ognuno ha il suo!

Per brevità e praticità ci dividerò in tre macro tipologie di problem solver che ovviamente non esauriscono tutte le possibilità esistenti ma vi possono dare una panoramica per aiutarvi a riconoscere il vostro personalissimo stile!

Partiamo col primo…

PROFILO A: “IL PRECISINO”

Il precisino è ovviamente all’estremità del polo “logico e razionale”, colui che parte dalla Genesi per capire come muoversi e non si fa sfuggire nessun particolare.

La strategia preferita del soggetto in questione è senza dubbio l’utilizzo della tecnica F.A.R.E. che racchiude i quattro passi fondamentali per risolvere un problema.
 

FOCALIZZARE:

  • Stila un elenco di problemi

  • Seleziona il problema principale

  • Verifica e definisci questo problema

  • Fai la descrizione scritta del problema

 ANALIZZARE:

  • Decidi cosa è necessario sapere

  • Raccogli i dati

  • Determina i fattori rilevanti

  • Focalizza i valori di riferimento

  • Elenca i fattori critici

 RISOLVERE:

  • Genera soluzioni alternative

  • Seleziona una soluzione

  • Sviluppa un piano di attuazione

  • Scegli la soluzione del problema

  • Organizza un piano di attuazione

 ESEGUIRE:

  • Impegnati a raggiungere il risultato aspettato

  • Esegui il piano

  • Monitora l’esecuzione del piano

  • Completa il piano

  • Valuta i risultati finali

PROFILO B: “IL FREAK”

Al polo opposto, sul versante creativo troviamo “il Freak”, l’alternativo, l’artista, il mago di Oz.

“I problemi non esistono. Sono solo una costruzione della tua realtà.” Colui che vede il bicchiere né mezzo pieno né mezzo vuoto ma interamente pieno, metà d’acqua e metà d’aria.

Strategia preferita? Che domande! Ovviamente  l’abusatissimo BRAIN STOARMING!

Il brainstorming ("tempesta di cervello") è una tecnica impiegata per facilitare la soluzione di un problema e stimolare il pensiero creativo; tende a liberare l'immaginazione delle persone, il cui cervello, come suggerisce il nome, è effettivamente messo in continua agitazione.

Si fonda sul principio essenziale del debridage ("sbrigliamento"), per cui nessuna idea, nessuna proposta, può essere respinta o rifiutata.

Viene dunque rafforzata la personalità del soggetto, si incrementano la sua creatività e la possibilità di comunicazione della creatività stessa. Il brainstorming trova ulteriore fondamento nella teoria psicologica dell'associazione di idee. Questa teoria afferma che ogni partecipante si lasci andare alle proprie associazioni libere, senza censura, accogliendo le produzioni altrettanto spontanee degli altri membri del gruppo come un bene comune, su cui può continuare ad associare: molto spesso, infatti, un'idea ne genera un'altra, questa ne ispira un'altra ancora e così via, in una reazione a catena. Si passano così in rassegna tutte le possibili interpretazioni di un fenomeno, mettendo su un piano di pari valore le soluzioni più sagge e le spiegazioni più inconsuete.

PROFILO C: “LA BANDERUOLA”

E arriviamo così nel mezzo. Colui che sceglie la strategia in base alla situazione che si trova ad affrontare. Probabilmente ci sarà sempre la “banderuola” più tendente alla tipologia “precisino” e quella più verso il “freak”, ma la flessibilità e l’adattabilità del proprio pensiero e delle proprie tecniche è sicuramente indice di una buona capacità di problem solving come competenza trasversale!

In sede di colloquio ricordatevi di essere voi stessi, raccontate delle situazioni realmente accadute e soprattutto dite la verità! Inutile fingere di essere dei super creativi se non lo siete o viceversa. Nel momento in cui decideranno di assumervi dovrete dimostrare e non solo parlare!

E voi che tipo di problem solver siete?

 

Ilaria Fusco
Web Editor - Psicologa

COMMENTI