“Nightmare before Work”: stress e ansia da prestazione lavorativa

Orientati
31 ottobre 2017

E noi di Mooves potevamo mai perdere l’occasione di fare un articolo SPAVENTOSO?!

Quando solo l’idea di andare a lavoro diventa un incubo, allora è meglio iniziare a porsi due domande.

Sapete tutti che la paura è una delle nostre emozioni di base, utile al nostro organismo per prepararci ad affrontare o a fuggire da un eventuale pericolo. Quando però questa paura muta in forme intense e ripetute di ansia e panico, allora non è più funzionale, ma diventa un impedimento per il normale svolgimento delle nostre attività, soprattutto quando si presenta associata a situazioni che non sono effettivamente pericolose per la nostra vita, ma sono personalmente percepite come tali.

Semplifichiamo questa faccenda, raccontando la storia di un lavoratore comune che chiameremo…Bob (nome da film horror americano).

Bob come tutti i santi giorni, anche il 31 ottobre si reca sul suo posto di lavoro, lavoro che ha ottenuto con fatica e che non è nemmeno il sogno della sua vita, ma che fa sperando di farsi notare ai piani alti e “chissà…un giorno…”.

Arriva nel suo ufficio e il capo gli chiede se si sente pronto per svolgere un compito diverso dal solito: è un lavoro abbastanza importante ed urgente, probabilmente dovrà passare tutta la sera tra caffè e scartoffie. Diciamo che i piani di Bob per la serata erano altri. Serata disco in maschera e divertimento con gli amici.

Analizziamo cosa pensa Bob.

Quando ci troviamo davanti ad un qualsiasi stimolo, il nostro cervello parte con il suo processo di valutazione (Scherer, 1984), costituto da 5 stadi:

  • Valutazione della novità: ci chiediamo innanzitutto se l’evento era atteso o inatteso, mai visto prima o già noto. Bob quindi si trova con un compito inaspettato che non ha mai visto prima.

  • Valutazione della piacevolezza/spiacevolezza: siamo persone semplici. Una volta riconosciuto lo stimolo come nuovo o noto, valutiamo se la cosa ci sconfinfera oppure mica tanto. Bob non sa se essere contento o meno, la cosa lo spaventa perché è nuova e inaspettata, aveva altri piani per la serata (che se accetta vanno a farsi benedire), però potrebbe essere una buona occasione per farsi notare.

  • Valutazione della pertinenza rispetto agli scopi o bisogni: questa cosa mi serve o no? Ostacola o facilita quello che intendo fare? Bob si trova ad un bivio: accetto e spero nella promozione? Oppure evito e mi godo la serata?

  • Valutazione del coping: sono in grado di far fronte allo stimolo? Ho le capacità per affrontarlo al meglio? Bob a questo punto deve riflettere sulle sue competenze (sono sempre in mezzo!). Mi butto e rischio? Oppure mi preparo meglio per una prossima occasione?

  • Compatibilità con le norme sociali e l’immagine di sé: ora è il momento di confrontare lo stimolo con i propri standard interni e con quelli esterni, come le aspettative del proprio gruppo sociale. I colleghi di Bob sono mesi che lo sentono lamentarsi che non gli vengono affidati incarichi importanti, il capo vuole dargli una possibilità. Bob è un tipo ambizioso, non può rinunciare, soprattutto perché tutti si aspettano che lui accetti. Però ci tiene a fare bella figura, non vuole rischiare di fallire.

Quindi cosa farà Bob?

Non so a voi, ma mentre la scrivevo mi è salita l’ansia per lui.

Sicuramente non è una situazione facile: è stressante avere tutti gli occhi puntati addosso e decidere in poco tempo. Bob ha paura di fare una figuraccia, sia se non accetta (contro le aspettative di tutti e anche di se stesso), sia del fallimento nel caso accettasse ma non riuscisse a fare del suo meglio.

Una conseguenza della paura può essere quindi sentirsi sotto stress e provare ansia da prestazione lavorativa.

Lo stress può essere vostro amico. Sentiamo spesso dire che sotto stress- a volte- si è più produttivi e veloci.

Ma quando diventa troppo intenso, dura troppo a lungo e non solo in situazioni specifiche come può essere il caso di Bob, allora può degenerare in distress, ossia stress negativo, che intacca il proprio benessere psicofisico.

Il continuo stato di allarme può far nascere una continua ansia anticipatoria, che porta a pensare a tutte le possibili conseguenze negative di una situazione ancora prima che vi si presenti davanti.

A questo punto andare a lavoro diventa davvero una fatica: non solo fisica per svegliarsi presto la mattina, ma anche psicologica.

Il pensiero di affrontare colleghi, capo, compiti giornalieri più o meno difficili, inizia a soffocare. Nell’ansia da prestazione lavorativa si vive in uno stato perenne di apprensione in relazione alla paura di non essere all’altezza oppure di essere criticato o di deludere il datore di lavoro e i colleghi, che non si attenua né con l’esperienza né, tantomeno, con il fatto che queste critiche non arrivino oppure siano rare.

Come fermare questo circolo vizioso?

Lavorare su di sé può essere un buon inizio, anche grazie a un sostegno psicologico adeguato.

I sintomi infatti sono spesso un segnale di un più ampio senso di inadeguatezza e vergogna associati al timore di essere criticati, che può compromettere anche altri contesti come quello interpersonale, affettivo, oltre che lavorativo.

Uno degli obiettivi è quindi quello di separare il proprio valore personale dall’esito della prestazione. La vostra autostima non deve dipendere solo dal risultato.

Non c’è cosa più spaventosa di fare per tutta la vita un lavoro che non vi fa stare bene (oltre ovviamente a non averne uno!).

Quindi per questo Halloween, noi di Mooves vi auguriamo (si fanno gli auguri ad Halloween? Vabbè…) di trovare un lavoro che nonostante la stanchezza, vi soddisfi e vi appassioni, che non sia un incubo ma persegua un sogno...

MOOVES che c’è la festa in maschera!

(Magari incontrerete Bob...)

 

Ilaria Fusco
Web Editor - Psicologa

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