“SMART WORKING” SENZA MISTERI: QUANDO E COME POSSO LAVORARE DA CASA E NON IN UFFICIO?

Job & Start up
23/01/2018

Scommetto che l’idea di lavorare dove vuoi e senza vincoli di orario non ti dispiace per niente! Pensa che bello: niente più corse per non arrivare in ritardo a lavoro, niente più code nel traffico, niente più “mi spiace ma stasera non posso che domani lavoro presto”!

Utopia? Un sogno irrealizzabile? No, è smart working!

Molto probabilmente ne avrai già sentito parlare: “smart working” è ormai una di quelle parole che vanno tanto di moda oggi, insieme a “Industria 4.0”, “Intelligenza artificiale”, “Machine learning”, “IoT”, “coworking”, etc.

Sia che il termine ti suoni nuovo, sia che prima di oggi tu ignorassi la sua esistenza, questa tipologia lavorativa è una di quelle cose che non fa per niente male conoscere… Chissà che un giorno non ti capiti di farne uso e, in quel caso, sapere già esattamente di che si tratta, come funziona e come viene regolamentata...sarebbe un bel vantaggio!

Bene allora partiamo dalle basi e facciamo un po’ di chiarezza.

 

Cos’è lo smart working?

Si tratta di una tipologia di impiego particolarmente flessibile, nata per agevolare la conciliazione tra la vita privata e il lavoro: non contano le ore passate in ufficio, né viene richiesto di timbrare alcun cartellino; conta solo ciò che il professionista fa e la qualità del suo lavoro. Non importa affatto dove o quando il dipendente svolge le mansioni che gli vengono richieste, purché rispetti le scadenze e gli standard di qualità definiti dall’azienda per cui lavora.

Eppure lo smart working non è un’innovazione dell’ultimo periodo: è nata con Internet, la diffusione delle reti WiFi e il commercio di pc portatili sempre più pratici e leggeri, che hanno permesso ai professionisti di lavorare un po’ ovunque. La vera novità, perciò, non è tanto nella tipologia di lavoro in sé, bensì nel fatto che ora è stata regolamentata dalla legge italiana e, quindi, chi ne fa uso gode di diritti e tutele che prima non aveva.

 

Diritti e doveri di uno smart worker

Il 14 giugno 2017 è entrata in vigore la legge 22/5/2017 n. 81, che agli articoli da 18 a 23 regola lo smart working, detto anche “lavoro agile”.

Vediamo insieme di cosa tratta questa legge.

 

QUALCHE CHIARIMENTO

Innanzitutto è bene tenere conto che con lo smart working il dipendente non lavora sempre dove vuole, ma parzialmente in azienda e parzialmente presso la propria abitazione o in un altro luogo che, però, deve essere concordato con il datore di lavoro. Il lavoratore, comunque, non è vincolato ad una postazione fissa né ad orari ben definiti da rispettare.

Non è affatto obbligatorio che chi voglia usufruire di questa modalità debba per forza lavorare con strumenti tecnologici come pc, tablet o smartphone. Infatti potenzialmente più o meno qualsiasi tipologia di lavoratore potrebbe farne uso, come ad esempio: le sarte, gli impiegati, i ragionieri, i geometri, etc. La legge però impone che, in caso di impiego di strumentazione specifica, questa debba essere fornita dal datore di lavoro, che deve, inoltre, provvedere alla formazione del dipendente sulla sicurezza in ambiente di lavoro, nonché sui rischi connessi al lavoro “agile”.

 

COME SI OTTIENE LA POSSIBILITÀ DI LAVORARE IN MODO “SMART”?

Per lavorare in modalità flessibile occorre definire un accordo scritto - e firmato - tra le parti (il dipendente e il datore di lavoro) che può essere inserito nel contratto di assunzione oppure definito in seguito.

Come abbiamo già detto, lo smart working è solo la modalità di esecuzione del lavoro e non il contratto di assunzione vero e proprio. Ciò nonostante, questa tipologia di impiego è compatibile sia con contratti a tempo determinato sia a tempo indeterminato e può essere disdetta, indipendentemente dal contratto stesso, con un preavviso di non meno di 30 giorni. Tutto questo a meno che non ci sia un “giustificato motivo”, simile a quello per il licenziamento “per giusta causa”.

 

LE TUTELE DEL LAVORATORE “SMART” E DEI COLLEGHI IN AZIENDA SONO LE STESSE?

Il lavoratore che usufruisce della modalità “smart” è equiparabile ai colleghi che lavorano in ufficio e in azienda:

  • ha diritto allo stesso trattamento economico e normativo (ferie, permessi, etc);
  • ha diritto alla tutela Inail relativa agli infortuni sul lavoro anche quando non lavora in ufficio. In questo caso, però, deve essere in grado di provare che l’infortunio si sia verificato effettivamente mentre stava espletando le proprie mansioni.

 

COME FUNZIONA L’ORARIO LAVORATIVO?

Abbiamo detto che nello smart working non ci sono vincoli di orario, ma questo non è del tutto vero.
Infatti:

  • Devono essere rispettati i limiti massimi di durata del lavoro giornaliero e settimanale previsti dal contratto. Perciò il dipendente sarà libero di scegliere in quali ore della giornata lavorare, ma non per quante ore totali;
  • Le ore di straordinario dovranno essere retribuite come tali e il dipendente dovrà osservare il periodo minimo di 11 ore di riposo continuativo;
  • È obbligatorio definire i tempi di riposo del lavoratore che, in ogni caso, ha diritto a 15 minuti di pausa ogni 2 ore di lavoro consecutive.

 

Come convinco il mio datore di lavoro a concedermi di lavorare in modo “agile”?

Un buon inizio potrebbe essere dimostrargli che lo smart working apporta notevoli benefici in azienda: puoi farlo citandogli qualche dato. Ad esempio, stando all’Osservatorio Smart Working 2017 del Politecnico di Milano, il “lavoro agile” aumenta la produttività dei dipendenti del 15%, perché riduce i tempi di trasporto, lo stress da ufficio e favorisce una gestione più equilibrata tra la vita privata e lavorativa dei dipendenti.

Sempre secondo la ricerca del Politecnico di Milano, un dipendente che lavora con orari flessibili ha una produttività compresa tra il 35 e il 54% in più rispetto a quando è vincolato a presenziare ogni giorno in ufficio e con un orario fisso.

Insomma l’equazione è semplice: smart working = dipendenti meno stressati e che lavorano meglio = aumento netto della produttività dell’azienda.

Si può dire che vincano tutti no?

 


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Serena Omero Olimpio
Designer, digital strategist

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