COLLEGHI, AMICI O AMANTI? NEL DUBBIO...TEAM WORKING!

Orientati
14 febbraio 2018

San Valentino è giunto. Gli uccellini cinguettano, i “Rosari” impazzano tra le strade affollate, i ristoranti sono pieni che neanche a Capodanno. Ah l’amore, un apostrofo rosa tra le parole “se mi tradisci, sai da solo dove devi andare”.  

“Scegli e non farti scegliere”, dicono i Baci Perugina.

E visto che siamo in tema “relazioni”, quale miglior momento per parlare di loro. Sì proprio loro...che tu li ami o li odi, rassegnati: te li dovrai sorbire, esattamente come i tuoi genitori o i tuoi fratelli. In alcuni casi ringrazierai il tuo contratto a tempo determinato, in altri piangerai dannando il giorno in cui hai deciso di firmarlo perché “era meglio restare disoccupati che conoscerli per poi doverli lasciare...quando mi capiteranno di nuovo dei colleghi così?”. Eh si, ci siamo passati tutti.

Conosco persino chi insieme al “posto fisso” si porta ogni giorno sulle spalle la croce: “Anche stamattina devo entrare in ufficio e vedere quei quattro s…impaticoni!”.

Ebbene, ognuno ha le sue.

Per esempio: sei un lavoratore autonomo e hai scelto tu stesso i tuoi collaboratori? La situazione è un po’ come la proprietà dell’ addizione: invertendo l’ordine degli addendi il risultato non cambia.

Anche in questo caso ci sono pro e contro da esaminare.

In questo articolo parlerò quindi del Team Working, proseguendo con la saga delle competenze che devi scrivere per forza sul CV ma non hai idea di cosa significhino. (Se ti sei perso il primo articolo, ti suggerisco “Tipi da Problem Solving: razionale, creativo o entrambi?”).

Innanzitutto, cos’è il Team Working?

Il Team Working - in italiano “lavoro di gruppo” - è una strategia sempre più utilizzata, soprattutto in ambito aziendale, per ottenere risultati migliori grazie ai diversi talenti, alla capacità dei membri di sostenersi l’un l’altro, alla possibilità di moltiplicare le opzioni grazie alla creatività che deriva dal confronto di idee.

È sempre più evidente però che terminologie come teamwork, problem solving, business strategy, si siano nel tempo svuotate di significato, per diventare unicamente indicatori di tecniche utilizzate per il raggiungimento del massimo profitto nel minor tempo possibile. Ricordiamoci però che dietro alle tecniche ci sono le persone.

E quindi, perché è importante scrivere questa competenza sul CV?

Per il valore relazionale che porta. Ognuno di noi infatti, chi più o chi meno, possiede, tra le altre, un tipo di intelligenza chiamata socio-emotiva che spinge ad avvicinarsi ad altri esseri umani (leggi anche “Il valore della differenza: come sei intelligente?”).

Quando entri a far parte di un nuovo gruppo approdi con la tua storia personale, con il tuo bagaglio di esperienze, con il tuo speciale modo di essere, la tua personalità e soprattutto le tue aspettative nei confronti del nuovo gruppo. Ci sono quindi caratteristiche individuali preesistenti alla costituzione del gruppo che, incontrandosi con quelle degli altri partecipanti, diventano elementi importanti dell’intero gruppo.

Ma cosa vuol dire far parte di un gruppo? Quando si può considerare tale?

Un gruppo si definisce, non solo per la sua struttura e le norme che lo regolano, nè tanto meno per la semplice presenza di più persone, ma perché queste si relazionano tra loro, condividono uno scopo comune. Gli individui si percepiscono appartenenti al gruppo e, a loro volta, vengono percepiti dall’esterno come gruppo e, cosa ancora più importante, sentono che il gruppo ha una ricaduta sulla loro autostima e identità sociale. Quindi fare del bene al gruppo è fare del bene a se stessi.

Ognuno all’interno del gruppo ha un ruolo (o anche più di uno) rispetto alle persone con cui è necessario interfacciarsi, motivo per cui  non ti rivolgerai mai ad un tuo superiore come ti rivolgi ad un tuo pari.

Potresti essere il leader del tuo gruppo di lavoro, il capro espiatorio, il buffone pronto a sdrammatizzare nei momenti di tensione, o il nuovo arrivato che deve ancora ambientarsi. Tutti questi ruoli sono fondamentali perché salvano il gruppo, ognuno in momenti differenti.

Il gruppo è quindi un sistema complesso dove gli individui sono in una relazione di interdipendenza reciproca: il comportamento di ciascun componente influenza quello degli altri.

   

Se pensi di avere una buona capacità di team working, sappi che dovrebbe essere per te fondamentale anteporre le esigenze degli altri al tuo interesse individuale ed essere dotato di uno spiccato senso autocritico. La consapevolezza di sé infatti è indispensabile per indirizzare le tue azioni verso il miglioramento. Non è da tutti e non è per tutti, quindi, soprattutto perché questo vuol dire smussare alcuni lati caratteriali sposando la causa del gruppo.

“Ma se non mi piacciono, devo dare o no confidenza ai miei colleghi?”

Considerando che devi passarci gran parte delle tue giornate insieme, più sei sereno con loro, meglio è. Questo non vuol dire che dovrete diventare amiconi per forza: se sei fortunato ne troverai uno/due affini a te con i quali uscire a bere una birra. Quello che è davvero importante è instaurare un rapporto limpido, grazie al quale poter incoraggiare il dialogo, ascoltare il punto di vista altrui, esporre il proprio apertamente e direttamente all'interlocutore evitando le situazioni di scontro non costruttivo.  Cerca per esempio di risolvere il problema evitando di prenderla troppo sul personale.

Il lavoro in team è quindi portatore di valore aggiunto in termini di qualità di risultati, di competenze acquisite e di esperienze maturate, ma poiché non è una "condizione naturale",  può diventare, in alcuni casi, motivo di tensione, logorio, insoddisfazione e scarso rendimento.

Non bisogna infatti dimenticare che “non è tutto oro ciò che luccica” e sicuramente si incontreranno delle difficoltà nell’integrazione del proprio bisogno di riconoscimento individuale con quello collettivo, difficoltà a riconoscere la dipendenza da altri e a fidarsi, delegando dei compiti per non sovraccaricarsi.

Le relazioni, talvolta, rendono estremamente difficile il lavoro e, nel sapersi relazionare, ritroviamo spesso una chiave per il successo lavorativo, oltre che per il benessere personale.

Sarebbe troppo facile avere tutti colleghi simpatici, quindi, il consiglio che possiamo darti è: coltiva i rapporti che reputi già naturalmente positivi e tenta una rispettosa convivenza con gli altri, ricordando a te stesso ogni volta qual è il tuo obiettivo, cioè il bene del gruppo.
Come dicevano i tre Moschettieri: “uno per tutti, tutti per uno!”.

E se nascesse un amore tra la scrivania e la macchinetta del caffè...questa è tutta un’altra storia…
Buon San Valentino :P

 

Ilaria Fusco
Web Editor - Psicologa

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