L'escape room delle competenze: come uscire dal tunnel dei cv tutti uguali?

Job & Start up
06/06/2017

Questa settimana ho pensato di darvi (e darmi) una mano a capire cosa realmente conta in un curriculum: la descrizione delle mansioni e le relative competenze acquisite (leggi il glossario, fa no il barlafus).

Dove trarre ispirazione? Dove cercare informazioni corrette? Come trovare le parole giuste per spiegare ad un selezionatore quante fantastiche cose sappiamo fare?
Di fatto, se è facile ricordarsi di inserire competenze “banali” a cui siamo più abituati (chi non possiede il mitologico problem solving?), è molto meno facile ricordarsi di quelle più mirate e caratteristiche, riconoscendole e descrivendole al meglio.

Spesso infatti, a maggior ragione se abbiamo già esperienza in un determinato settore e abbiamo “meccanicizzato” il nostro lavoro, non ci rendiamo conto di quanto sia prezioso ciò che conosciamo e che sappiamo fare. Ripetiamo azioni in modo automatico, dandole per scontate, quando invece sono la cosa più importante che ci sia. Questo vale soprattutto per chi non ha titoloni di studio da sventolare, ma che può e vuole puntare tutto sulla professionalità acquisita dall’esperienza e dalle attitudini.

Ci dimentichiamo spesso di pensare al fatto che, quando scriviamo un cv, la persona che lo leggerà non conosce nulla di noi. Non conosce come svolgiamo il nostro lavoro, quali tecniche utilizziamo, non sa quale gestionale si usava nel vecchio ufficio, né se siamo abituati a responsabilità di qualche tipo. Questo è il motivo per cui, pur possedendo esperienza decennale nel campo impiegatizio, ad esempio, non possono bastare descrizioni sommarie e vaghe. Continuando con l’esempio dell’impiegato/a, ogni ufficio avrà una politica diversa, si utilizzeranno diversi strumenti, l’oggetto del lavoro sarà diverso.
Non è assolutamente sbagliato scrivere “Ho lavorato 3 anni come impiegato/a per uno studio medico associato, mi occupavo di fatturazione e gestivo le spese” ma è decisamente riduttivo.Quale programma utilizzavo? Cosa intendo con spese? Mi occupavo io dei fornitori (strumenti medici, medicinali necessari in ambulatorio), oppure se ne occupavano loro? Organizzavo anche viaggi di lavoro e trasferte? Mi interfacciavo con l’utenza?
Sono domande che per un selezionatore restano irrisolte. Più dettagli vengono descritti attraverso le giuste parole chiave, più riusciremo a dare l’idea del gran lavoro svolto in passato e che potremo continuare a svolgere nel nuovo impiego. Quella che di solito viene definita “descrizione delle mansioni” è importante perché definisce già di per sé quali competenze abbiamo acquisito attraverso il lavoro.
Quando dovremo descrivere le competenze quindi, cerchiamo di non focalizzarci tanto su cosa vuole leggere il selezionatore, piuttosto invece, sottolineamo il legame reciproco che c’è fra mansioni e competenze: le une dipendono dalle altre!

Per semplificare il lavoro ci sono alcuni documenti che possono servirci da “binari”, per metterci in pista come si deve senza sballare a destra e a manca. Sono documenti e indirizzi web utili per scovare la “parola giusta”, efficace nel comunicare proprio quello che sappiamo fare.


DESCRIVERE LE COMPETENZE DI BASE

Tutto ciò che riguarda capacità di lettura, scrittura, espressione orale, calcolo matematico, etc. In Europa dovrebbero consistere in quelle basi fornite dalla scuola dell’obbligo per il successivo sviluppo di nuove competenze, ma quasi il 20% dei giovani non le possiede (dati della Commissione Europea). Dateci un occhio perché, qualsiasi sia il vostro background lavorativo, potreste riconoscere di aver utilizzato abilitàconoscenze che davate per scontate.


​​DESCRIVERE LE COMPETENZE TRASVERSALI

Sono quelle che chiamiamo solitamente anche soft skills, cioè tutte quelle competenze che non sono specifiche di una professione o di un ambiente particolare. E’ difficile farne un elenco perchè sono caratteristiche davvero molto personali, come la capacità di stare con gli altri, la modalità con cui si risolvono i problemi, la puntualità, l’orientamento al risultato. Vero è che ci piacerebbe averle tutte, lo so bene.
Ma strategicamente a volte esageriamo col puntare sulle soft skills.
Pensiamo forse ci diano una chance in più in quanto per l’appunto trasversali, ma non sono tutto. Sono solo parte della descrizione del nostro modo di lavorare. Solo una parte.
Non andiamocene in paranoia e impariamo a riconoscerle e valorizzare solo quelle che sentiamo veramente nostre.


DESCRIVERE LE COMPETENZE INDIPENDENTI

Qua veniamo al nocciolo della questione, e cioè la parte in cui riconosciamo e descriviamo le competenze specifiche necessarie a svolgere delle mansioni.
Regione Lombardia ha stilato un quadro regionale degli standard professionali in cui è possibile, scorrendo l’indice, individuare il proprio settore professionale, facendo chiarezza sulla descrizione generale, sulle diverse competenze spendibili e rispettive abilità e conoscenze correlate.
Ad esempio un addetto banconista di pasticceria, potrà scorrere l’indice e riconoscere quali competenze possiede, se effettuare il rifornimento del banco alimentare, effettuare la farcitura di diverse forme di impasto o ancora effettuare la vendita. Ciascuna competenza è tale perché possediamo le abilità e le conoscenze ad essa riferite perché e abbiamo la capacità di traslare tutto questo nel nostro lavoro. Il secondo link che troverete è pensato per gli “addetti ai lavori”, per osservare e valutare le attività collegate alle professioni, ma noi possiamo utilizzarlo comunque come indice per fare ordine nella testa e iniziare a scrivere un buon cv.
Con la piattaforma messa a disposizione da ISFOL si può cercare il titolo professionale e avere sott’occhio compiti e attività specifiche, skills, attitudini, stili di lavoro correlati.
Riservato a temerari e precisini che non temono di perdersi nella valanga di informazioni.

Il tunnel dei curriculum un po’ tutti uguali e poco dettagliati colpisce centinaia di disoccupati ogni anno. Oltre ad essere poco efficace nella ricerca del lavoro, svilisce perché non valorizza il lavoro e non rende l’idea di che mazzo ci facciamo. Saper descrivere la propria mansione con cura e riconoscere le relative competenze acquisite invece, aiuta anche nella fase del colloquio, quando dovremo spiegare davvero nel dettaglio di cosa ci siamo occupati in passato e di cosa potremo occuparci in futuro.

Allora, pronti a risolvere l’egnima?
 

Ps: Se conosci altri strumenti utili e vuoi condividerli con tutti, ricordati che la redazione di Mooves è sempre contenta di ricevere suggerimenti e integrazioni!
 

Alessia Carella
Redattrice e Pubbliche relazioni

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